AG – La Cia lancia l’allarme sull’ingresso di olio d’oliva dalla Tunisia e paventa danni per gli olivicoltori agrigentini

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E’ la Confederazione Italiana Agricoltori di Agrigento a lanciare l’allarme sul continuo ingresso sul territorio italiano dell’olio della Tunisia che, per il basso prezzo, entra in fortissima concorrenza con l’olio extravergine d’oliva siciliano e in particolare con quello prodotto in provincia di Agrigento. A spiegare i danni e le cifre è Andrea Puleo, dirigente della Cia agrigentina, il quale precisa che l’olivo sul territorio provinciale oggi rappresenta ormai una risorsa importante per l’economia agricola.

Burgio olio extravergine di oliva

In un anno quasi 100 mila tonnellate di olio d’oliva, in buona parte dai paesi extracomunitari, dal Nord Africa, arriva sul territorio nazionale – afferma Andrea Puleo di Burgio – in uno scenario di mercato già difficile, gli ovicoltori siciliani non possono assistere all’invasione programmata e senza pagamento di dazi di ben 35mila tonnellate di olio d’oliva, in aggiunta alle attuali 57 mila tonnellate previste dall’accordo di associazione Unione Europea -Tunisia. Tutto questo è intollerabile, bisogna subito bloccare l’accordo, per scongiurare questo attentato all’olio siciliano e italiano. Sollecitiamo i nostri parlamentari europei affinché tutelino un pezzo importante dell’agricoltura Made in Italy”.

La Commissione Europea ha adottato, il 17 settembre scorso, una proposta legislativa per autorizzare un accesso supplementare d’olio d’oliva tunisino nel mercato comunitario, la quale suona come una beffa per l’olivicoltura italiana, per quella siciliana e per quella agrigentina i cui territori ad oliveto fanno parte del consorzio della Dop Val di Mazara che abbraccia una trentina di centri delle province di Agrigento e di Palermo.

Lucca Sicula festa dell'olio degustazione (1)

Il provvedimento comunitario – continua ancora Andrea Puleo – arreca pesanti danni all’economia agrigentina perché in provincia il consorzio raggruppa ben 16 comuni, nella fascia occidentale del territorio, che presentano una superficie olivetata di circa 41.171 ettari , dove si contano 26.000 piante di diverse varietà, dalla biancolilla alla cerasola e alla nocellara, che raggruppano una produzione di olive di circa 70 tonnellate. Va detto che Agrigento è la provincia siciliana dove si concentra la maggiore quantità di olive prodotte nell’Isola e che è seguita dalle province di Palermo, Catania e Trapani”.

Gli olivicoltori italiani, specie i siciliani – secondo la Cia – sono già esposti ad una concorrenza al limite della slealtà da parte dei paesi dell’altra sponda del Mediterraneo che riescono a produrre ed esportare in Europa olio d’oliva a basso costo e spesso di pessima qualità, grazie alle maglie larghe della legislazione comunitaria che consente la commercializzazione con marchi nazionali di prodotti di origine comunitaria con il solo obbligo di indicarlo in etichetta, spesso di difficile lettura. Con questo metodo miscele comprate a 30 centesimi al chilo arrivano sugli scaffali dei supermercati a pochi euro al litro, con il risultato che il consumatore porta in tavola un olio scadente, pensando d’aver acquistato olio italiano a buon prezzo.

Ribera Raccolta delle olive

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