Santo Stefano Quisquina: Il punto nascite è chiuso dal 1° ottobre e dall’assessorato non arriva alcuna deroga a continuare con gli stessi standard attuali

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Il punto nascite presso la clinica “Attardi” di Santo Stefano Quisquina è materialmente chiuso dal 1° ottobre scorso. L’assessorato regionale alla Salute ha diffuso il 28 settembre scorso il decreto

con il quale ha spostato l’obbligo alla chiusura dal 1° ottobre al 31 dicembre 2015, ma a condizione che l’ospedale stefanese rispetti gli standard. Il problema è che il provvedimento regionale, con il quale è stata autorizzata alla continuazione dell’attività anche il punto nascite di Licata, prevede che la Casa di Cura Attardi, che è una struttura privata convenzionata con il servizio sanitario nazionale, debba garantire le nuove disposizioni di sicurezza previsti dalla normativa vigente di settore quale requisito fondamentale per la continuazione dell’esercizio, che a queste condizioni non può essere mantenuto.

Da quattro giorni dunque nel centro stefanese non nascono più bambini. “Abbiamo sospeso l’attività del punto nascite – ci dice al telefono il presidente del consiglio di amministrazione della Spa dott. Antonino Giannone – perché non siamo in condizione di garantire l’assistenza secondo i nuovi standard previsti dal ministero della Salute. Se ci arriverà una nota di autorizzazione da parte dell’assessorato regionale possiamo continuare la nostra attività e garantire l’assistenza, esclusivamente con gli standard attuali. L’assessorato ci dovrebbe autorizzare ad operare parametrando l’organico da dispiegare proporzionalmente al numero di parti che noi gestiamo. Vorremmo operare con investimenti che tengano conto che i parti sono circa 150 e non 500 come richiesto dalla legge. È assurdo che una struttura privata, facendo in media un parto ogni tre giornidebba utilizzare così tanto personale, garantendo la guardia 24 ore su 24”.

La Casa di Cura “Attardi” dovrebbe avere, con la nuova normativa, un organico con 10 medici, 10 ostetriche, 4 anestesisti e 4 pediatri che la struttura ospedaliera stefanese non può mantenere. Difatti per l’aggiornamento la piccola Spa dovrebbe investire un milione e 200 mila euro che non dispone, di contro al fatturato della clinica per gli attuali parti di circa 2000 mila cadauno pari a poco più di 250 mila euro.

Intanto per stasera, alle ore 19, è in programma a Santo Stefano Quisquina, nella sala consiliare, una riunione nel corso della quale, alla presenza dei sindaci, dei consigli comunali dei 5 paesi dell’Unione dei Comuni “Platani-Quisquina-Magazzolo”, sarà fatto il punto sulla situazione sanitaria relativa all’odierna chiusura del punto nascite.

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