Santo Stefano Quisquina: Mercoledì chiude il punto nascite della clinica Attardi. Il sindaco Cacciatore : “E’ uno scippo”

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“C’è un’attesa spasmodica non solo a Santo Stefano Quisquina, ma in tutti i comuni dell’interno montano agrigentino e palermitano. La chiusura del punto nascite, presso la casa di cura “Attardi”, è uno scippo al territorio e alla salute pubblica. Non ci fermeremo facilmente, non saremo passivi, chiederemo una piattaforma rivendicativa al governo e all’Asp per il potenziamento e la sicurezza del territorio, se il provvedimento dovesse essere confermato fra tre giorni . Ci devono dire come faranno le partorienti, in casi gravi, a raggiungere gli ospedali più vicini di Sciacca, Agrigento e Palermo, attraverso una viabilità di epoca borbonica”.

Non ha peli sulla lingua e pone interrogativi pesanti il sindaco di Santo Stefano Quisquina, Francesco Cacciatore, che è portavoce pure dei colleghi di una buona dozzina di centri della montagna che a partire da giovedì prossimo saranno senza il loro punto nascite chiuso da un provvedimento nazionale che in Sicilia coinvolge altri dieci ospedali. Quella di Santo Stefano Quisquina è la sola divisione abbinata ad una struttura privata che non può certamente contenere i costi di investimento, secondo i parametri finanziari nazionali, di oltre un milione di euro. Tutti gli altri punti nascite sono abbinati ad ospedali pubblici come a Licata, Mussomeli, Petralia, Bronte e altrove.

C’è attesa perché la Regione Siciliana ha inoltrato al Ministero una richiesta di proroga e di deroga alla chiusura del punto nascite stefanese che in un anno non raggiunge i 200 parti. Tutto ad oggi è fermo alla riunione che una delegazione di sindaci e dei vertici della clinica “Attardi” hanno avuto a Roma al ministero dove le speranze degli agrigentini si sono scontrate con le determinazioni economiche del governo.

“Ci devono dire cosa devono fare le nostre donne – continua ancora il primo cittadino stefanese Cacciatore – non siamo insensibili alla grave problematica che si apre con la chiusura del punto nascite, ma vogliamo certezze sanitarie. Non possiamo correre ai ripari quando si potrà verificare l’irreparabile e quando si dovranno cercare i responsabili. Il nostro territorio, per la viabilità impossibile, è a forte rischio. Le nostre donne per partorire dovranno percorrere 50-60 e anche 100 chilometri per raggiungere una struttura ospedaliera, la più vicina”.

Giovedì sulla sanità si chiuderà una finestra, ma si aprirà un portone con tanti utenti a bussare energicamente.

 

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