Ribera: Entro il 26 agosto le domande per la demolizione e la ricostruzione di 60 alloggi popolari

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Passo avanti per la ricostruzione dei 60 alloggi popolari di Largo Martiri di via Fani a Ribera che erano stati sgomberati con ordinanza sindacale perché a pericolo crollo e a rischio per l’incolumità privata e pubblica. Il 26 agosto prossimo scade il termine per la presentazione delle buste da parte delle ditte che intendono partecipare al bando di gara che prevede una spesa complessiva di circa 12 milioni di euro derivanti dai contributi assegnati dalla Regione Siciliana.
“Si è chiusa una prima fase, dopo ben 1100 giorni di intensa attesa da parte di 60 famiglie, 250 cittadini che hanno abitato le 10 palazzine della circonvallazione – precisa in una nota stampa il riberese Angelo Renda, responsabile locale di Sel – chiediamo a tutte le istituzioni di lavorare velocemente per il superamento dei cosiddetti “tempi morti” e “minacciamo”, in modo risoluto e con atteggiamento determinato, di protestare energicamente perchè non saranno più tollerati ulteriori e ingiustificati ritardi”.
C’è una certa preoccupazione tra le famiglie sgomberate dalle case popolari perché i tempi burocratici sono stati molto lunghi. “Se hanno impiegato tre anni per esami tecnici, sopralluoghi e bando di gara – ci dice una giovane signora che con la famiglia ha preso in affitto un’abitazione nel centro urbano – in tanti ci chiediamo quanto tempo deve passare ancora per espletare la gara di appalto, consegnare l’opera, demolire totalmente le 10 palazzine e ricostruire in loco altrettante strutture edilizie popolari”.
A gestire la gara d’appalto dell’opera pubblica sarà l’Urega di Agrigento e in tanti a Ribera si augurano che, dopo l’aggiudicazione dei lavori, non via sia qualche ricorso da parte di ditte che sono arrivate indietro nella graduatoria perché si corre il rischio che si possano perdere almeno altri sei mesi, tra i pronunciamenti vari del Tar. Il 20 marzo del 20, le prime palazzine erano recintate perché si temeva, tra gli inquilini e l’ufficio tecnico comunale, qualche eventuale possibile crollo, nefasto per la salute dei cittadini. Tutt’oggi il vasto quartiere, che si trova collocato tra la chiesa di San Francesco e la strada della circonvallazione, è bloccato da un’alta recinzione per impedire l’accesso soprattutto agli extracomunitari che hanno bisogno anche di un tetto provvisorio.

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