“E’ andato tutto alla grande” – Intervista al riberese Lo Valvo che sabato sera ha suonato al concerto di Jovanotti

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Grande successo allo Stadio San Filippo di Messina per il concerto di Jovanotti di sabato scorso. Avevamo già dato notizia del fatto che il giovane riberese Matteo Lo Valvo avrebbe suonato prima del concerto del cantautore romano, e la sottoscritta domenica mattina non ha perso tempo per chiedere a Matteo come fosse andata la serata. “Tutto alla grande” ha risposto.
E su questo penso che nessuno avesse dei dubbi.
Per l’occasione vi propongo una piccola intervista fatta a Matteo qualche giorno fa.

Da quanto tempo vivi a Milano?
Mi sono spostato a Milano nel 2009 per intraprendere il percorso di studi universitario.
Torni spesso a Ribera?
Gli attuali impegni di lavoro non mi permettono di passare molto tempo accanto alla mia famiglia, ma cerco sempre di ritornare una decina di giorni l’anno, solitamente durante le feste. Quest’anno approfitterò della trasferta messinese per passare cinque giorni con i miei familiari, ma spero di ritornare in agosto.
Professione?
Mi occupo di musica elettronica a 360 gradi, sia dal punto di vista della produzione che della promozione. Gestisco un’etichetta discografica indipendente e, da qualche mese, ho aperto con dei soci un’agenzia che si occupa di web marketing. Ho sempre lavorato in questo campo, dapprima come programmatore, poi come assistente di studio e infine come produttore, realizzando quello che da sempre è stato il mio sogno.
Hai frequentato l’Istituto Europeo di Design?
Ho frequentato lo IED fino a febbraio di quest’anno. In Italia non ci sono molte alternative per chi si occupa di Sound Design, e IED è una tra le università più valide in questo campo. Dopo la laurea in Sound Design e quella in Nuove Tecnologie per l’Arte, ho deciso di intraprendere un percorso di studi più tecnico presso il SAE Institute. Dovrei conseguire la laurea in Audio Engineering a Gennaio di quest’anno, poi ho in programma di proseguire gli studi, ma non ho ancora chiaro dove e con quale modalità.
A quanti anni hai iniziato a mixare?
La mia attività principale non è mai stata quella del djing, ho sempre preferito la produzione in studio all’esibizione live. Ho pubblicato il primo album nel 2003, a 12 anni. Qualche anno più tardi, ho iniziato a lavorare su commissione, e tutt’ora continuo a produrre per conto di terzi.
Cosa si intende per musica elettronica?
Nel senso più ampio del termine, è quella musica prodotta da apparecchi elettronici. Erroneamente, il termine viene spesso associato alla dance o ad altri generi “da ballo”.
Per aprire il concerto di Jovanotti a Messina hai partecipato ad una selezione? Fra quanti partecipanti sei stato scelto?
No, nessuna selezione. È stato Lorenzo a sceglierci.
Jovanotti nella sua pagina ufficiale vi definisce i “migliori emergenti del mixer”, come ci si sente?
È sicuramente un onore per chi, come me, è cresciuto con i suoi pezzi. Il mio lavoro mi ha portato in più occasioni a collaborare con artisti che, anni fa, mi diedero la spinta per intraprendere questo percorso lavorativo.
È stata la prima volta che ti sei dovuto confrontare con un pubblico così numeroso o ci sono state altre occasioni?
Sul palcoscenico sì, sono sempre stato dietro le quinte in eventi di questo tipo e, in tutta sincerità, preferisco rimanerci. Quando ho iniziato a fare questo mestiere, ho sempre avuto il timore di diventare “famoso”, di sovraespormi, ed è per questo che ho sempre lavorato per conto di terzi e mai come artista. Vivo a stretto contatto con gente che fa quel tipo di vita e, se devo dirla tutta, non li invidio per niente. Odio viaggiare, odio i tour e preferirei tornare a dormire a casa mia tutte le notti, piuttosto che cambiare hotel di volta in volta.
Sempre Jovanotti vi definisce i “dj che vengono dal futuro”. Secondo te perché? Forse perché è ancora una musica di nicchia ma ha tutte le potenzialità per diventare uno dei generi più ascoltati in futuro?
Lorenzo è molto attento ai nuovi trend, si circonda sempre di collaboratori giovani e ha ottime intuizioni. Speriamo che la sua affermazione sia di buon auspicio per noi professionisti della computer music.
La White ForestRecords è un’etichetta indipendente, che ruolo hai al suo interno? Come è nata la collaborazione?
White ForestRecords è la prima etichetta per sola elettronica italiana. L’etichetta nasce nel 2012 con lo scopo di scoprire i talenti della scena elettronica italiana, curarne la produzione e promuoverli in patria e all’estero. La collaborazione con loro è nata pochi mesi dalla fondazione, poiché l’organico necessitava di una figura che avesse esperienza pregressa nel campo della gestione discografica e che fosse in grado di occuparsi degli aspetti tecnici della produzione. Il progetto sta andando a gonfie vele, merito di un team di professionisti del settore e della lungimiranza di chi si occupa di scoprire i talenti.
C’è qualche progetto futuro che bolle in pentola?
Terminati gli studi, vorrei concentrarmi a tempo pieno su quello che sto già facendo. Da tempo ho in mente di spostarmi all’estero, ma è ancora tutto da definire.

matteo2

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