“Un amore grande:l’amore per la mia terra”. Il sogno di una quattordicenne di poter tornare in Sicilia

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”Perché la mia terra non offre lavoro alla gente? Perché ce ne dobbiamo andare? Perché dobbiamo soffrire così?”. Sono domande che ci siamo posti in molti e tante volte, sono domande alle quali è difficile, per non dire impossibile, dare delle risposte. Sono domande che si riempiono di amarezza se a porsele è una ragazza di soli 14 anni. Aurora Caniglia è nata e vive con la sua famiglia a Forgaria, in provincia di Udine, ma quando scrive e parla della sua terra non si riferisce al Friuli, bensì all’amata Sicilia. I genitori di Aurora sono originari di Scordia, ma hanno parenti anche a Ribera, per questo ho avuto modo, anzi l’onore, di poter leggere un tema che la stessa Aurora ha scritto durante un compito in classe. La storia della famiglia di Aurora è una storia che si ripete da tempo per molti siciliani, i quali sono costretti a partire per trovare lavoro altrove.
La traccia del tema era la sofferenza e il dolore, e la sofferenza più grande che lei conosce è il dover ripartire dopo aver trascorso le vacanze estive in Sicilia dai parenti.
Un tema che vale la pena leggere, tema che è piaciuto molto anche al “Messaggero Veneto”, che l’ha invitata a leggerlo alla “Notte dei lettori” che si è svolta ad Udine, come mi racconta la stessa Aurora al telefono.
“Da grande vorrei fare l’avvocato – dice Aurora – e sogno di poter venire a lavorare in Sicilia”.
Mi auguro che il sogno di Aurora, così come la speranza di tanti siciliani di poter tornare nella loro terra, non venga infranto.
La professoressa come voto ha dato 9 perché c’era qualche errore di ortografia, ma dopo averlo letto concorderete con me che per le emozioni che suscita è un tema da dieci e lode.

Un amore grande:l’amore per la mia terra

Perché esiste il razzismo? Mi hanno chiamato terrona, siciliana e non ci ho fatto molto caso perché sono fiera di esserlo. Ma quando mi chiamano “siciliana di merda” o “mafiosa” mi arrabbio molto, perché non è né giusto né corretto. Non do molto peso a questi pregiudizi perché mia mamma mi dice sempre: “Lasciali parlare perché non sanno quello che dicono”. Ed in effetti ha ragione. Quindi faccio la mia strada e li lascio perdere.
Sento moltissimo la mancanza della mia terra e della mia gente e questo loro non lo sanno.
Quando in questo periodo mi chiama mio zio e mi dice che è al mare, mentre qui siamo ancora con i maglioncini, sento una nostalgia assoluta. Poi arriva l’estate, il momento da me più atteso di tutto l’anno, perché parto con l’aereo o in macchina e vado in Sicilia. Ogni volta non vedo l’ora di arrivare e quel viaggio, per me, dura sempre un’eternità. Quando ci fermiamo all’autogrill, mi dimentico anche di mangiare o di andare in bagno perché il mio scopo è quello di arrivare. L’arrivo a destinazione, specialmente se il viaggio si è svolto in macchina , è la parte più bella ed emozionante perché sono tutti lì: zii, cugini, nipoti, nonni e vicini ti aspettano in lacrime per darti un bacio e un abbraccio dopo il tanto tempo passato lontani l’uno dall’altro.
Guardo quei bambini cresciuti, i nonni invecchiati, gli zii cambiati, il paese rinnovato e mi viene rabbia perché mi piacerebbe stare sempre lì, con loro, per vedere come cambiano e come crescono i miei parenti e la mia terra. Quando sono in Sicilia, non sono mai a casa perché voglio godermi il più possibile la mia terra in quei tre mesi, ma anche perché i parenti non te lo permettono: aspettano sempre noi per celebrare matrimoni, battesimi, cresime, comunioni e quant’altro.
Quei tre mesi passano in fretta, giorno dopo giorno, e arriva subito il momento di ripartire. Di nuovo ci sono tutti i parenti e i vicini davanti alla porta che piangono per la nostra partenza. Quando vai nella tua terra piangi due volte: all’arrivo e quando te ne devi andare.
L’allontanamento è la cosa più brutta, una pugnalata al cuore, una sofferenza immensa. Comincio a piangere in solitudine, ininterrottamente, almeno fino ai traghetti, ma a volte anche di più e penso: ”Perché la mia terra non offre lavoro alla gente? Perché ce ne dobbiamo andare? Perché dobbiamo soffrire così?”
Sono tutte domande senza risposta.
Nella macchina non si sente neanche più la radio, c’è silenzio totale, ogni tanto senti la mamma che si soffia il naso o papà che canta un pezzo della canzone “Sicilia bedda” (Sicilia bella), singhiozzando. È un dolore immenso anche per loro allontanarsi, anche se pensavo che ci avessero fatto l’abitudine a fare sali e scendi ormai da quattordici anni. Quando vedo scritto, scesi dal traghetto a Messina, “Benvenuti in Sicilia” sono euforica, ma poi, quando me ne vado e devo dirgli “Arrivederci al prossimo anno” non posso crederci, sembra un incubo tremendo.
Il viaggio di ritorno solitamente è più lungo di quello dell’andata, ma non mi interessa, perché quando sono in macchina penso e ripenso ai bei momenti passati, asciugo le lacrime e comincio a contare i mesi che mancano al prossimo anno.
Le persone ci criticano, non sapendo il dolore che proviamo allontanandoci dalla nostra terra, non conoscono le nostre sofferenze per la lontananza e quella dei miei parenti, però sono molto brave a criticare, perché loro sono nel loro territorio e non si sono mai allontanati da lì. Ma c’è anche altro che fa rabbia, quando dicono, per esempio, che a Napoli c’è la spazzatura, che siamo sporchi, siamo dei criminali. Tutti questi aggettivi non sono veri.. perché se due su dieci sono mafiosi non tutti siamo mafiosi. La mafia è un’ organizzazione criminale che ha rovinato il nostro bellissimo territorio, la nostra economia e che ha infangato il nostro nome.
Mi trattano come un’extracomunitaria venuta dall’Africa, per esempio, mia sorella ha preso la patente in Sicilia, e saliti in Friuli, una mia amica mi ha chiesto se quel documento valeva anche qui. Sono rimasta paralizzata, mi sono chiesta se era vero, o solo uno scherzo, non ci potevo credere. Dopo un po’ di tempo mi sono svegliata da quell’incubo immenso e ho fatto finta che non fosse successo niente, era meglio così. Mi dicono inoltre che ho la pelle più scura, che forse in certi casi è vero, ma io ho la pelle come tutti gli altri e non noto questa differenza. Insomma delle vere crudeltà che ti affliggono costantemente.
Io, molto spesso, sogno che l’economia cambi, che nella mia terra ritorni il lavoro, così tutti i meridionali possono rientrare nelle loro case, però quando mi sveglio capisco che è solo un sogno e vedo che la mia Sicilia soffre ogni ora, ogni minuto e ogni secondo, sempre di più, ed io, da sola, non posso fare niente per salvarla e la vedo sprofondare.
Voglio solo dire alla gente di non basarsi sui pregiudizi, sulla televisione, o sui pettegolezzi, ma sulla realtà dei fatti. Informarsi, controllare e indagare prima di sparare qualsiasi sciocchezza, e soprattutto conoscere le persone prima di criticare è una delle regole fondamentali per vivere meglio e più serenamente. Andate a visitare le nostre belle terre ricche di sogni, poi potete criticare, e penso che in seguito molti di voi cambieranno idea.

Aurora Caniglia classe 3^A

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