Chi ha paura dell’ideologia gender?

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La questione gender è arrivata anche nel nostro paese, portando con sé allarmismo e bufale.
Partiamo dal presupposto che l’ideologia gender non esiste. Esiste semmai la differenza fra sesso biologico e genere, questione che di certo non può essere affrontata nella scuola dell’infanzia perché i bambini (logicamente) non hanno le conoscenze e gli strumenti adatti a comprenderne contenuto e contesto. La differenza è molto semplice: ci sono casi di non corrispondenza fra il sesso anatomico e quello che, secondo la normativa sociale, dovrebbe essere il conseguente genere. Chi possiede una vagina, non deve per forza identificarsi con l’essere donna e con tutte quelle norme esclusive che questo genere porta con sé. Attorno all’identità di genere ruota il concetto di “ruolo di genere”, ossia tutti quegli stereotipi che la società ha tradizionalmente attribuito, ma possiamo benissimo leggere “imposto”, all’uomo e alla donna.
Prima di urlare all’ideologia gender, bisognerebbe approfondire argomenti come quello della identità e della sessualità alla luce degli studi più recenti. La stessa Associazione Italiana di Psicologia asserisce l’inconsistenza scientifica dell’ideologia gender (http://gayburg.blogspot.it/2015/03/lassociazione-italiana-di-psicologia.html).
Non si possono chiudere gli occhi di fronte ai cambiamenti della società, poiché essi non sono dettati dal capriccio e dalla stravaganza di un gruppetto di persone che voleva introdurre novità nel mondo. Si tratta di realtà che vanno prese in considerazione e conosciute, non negate ed emarginate.
Se continuiamo a procedere con i paraocchi rischiamo di danneggiare i bambini anziché aiutarli a essere persone migliori. Non si possono allarmare i genitori con argomenti inconsistenti e privi di concretezza (http://www.wired.it/attualita/politica/2015/03/13/teoria-del-gender/).
Ciò che mi lascia basita è la facilità frettolosa con cui si crede a determinate cose.
Il Governo, a lavoro in questo periodo con la riforma della scuola, non ha fatto alcun cenno; mentre l’Arcigay e altre associazioni lgbt si stiano dando da fare con un’opera di controinformazione e di difesa (http://www.arcigaymilano.org/Web/2014/07/08/pericolosa-teoria-gender/).
Mi stupisce che, all’inizio del terzo millennio e con così tanti mezzi a disposizione, si divulghino false informazioni e mi provoca grossi dubbi e timori che chi le divulga sia una persona la cui investitura prevede grandi responsabilità.

Volantino 2

Volantino 1
Andiamo a smontare le linee guida previste nel volantino.
– Da 0 a 4 anni “masturbazione infantile precoce”: praticamente si abbatte il confine tra pedagogia e pedofilia. Questa è il punto più rivoltante del volantino che non sono riuscita a digerire, perché risulta impensabile associare la masturbazione al bambino di età compresa fra 0 e 4 anni. Senza considerare che il bambino acquista consapevolezza del proprio sesso biologico dai 3 anni in poi quando viene introdotto nella scuola dell’infanzia il concetto maschio-femmina basato sulla differenza del sesso biologico, presentato in maniera sottile e giocosa.
– Da 4 a 6 anni “masturbazione; il mio corpo appartiene a me; la consapevolezza dei propri diritti sessuali”: si ribatte sulla masturbazione ossessivamente; non si specifica cosa sarebbe questa sorta di rivendicazione del proprio corpo; e sfido chiunque a rendere consapevole un bambino di 5 anni dei propri diritti sessuali.
– Da 6 a 9 anni “masturbazione e autostimolazione; rapporti sessuali; diversi metodi di contraccezione; scelte alternative per evitare la gravidanza o l’abuso”: anche questa sarebbe una grossa sfida per l’educatore. La contraccezione è tutt’ora uno zoccolo duro per adolescenti e adulti, figuriamoci cosa se un bambino comprenderebbe mai la differenza fra un preservativo e un anello vaginale. Non si capisce poi quale sarebbe l’esigenza di indicare vie alternative per evitare la gravidanza a un bambino di 6 anni.
– Da 9 a 12 anni: “masturbazione-eiaculazione (dimensione del pene-seno-vulva); utilizzo dei preservativi; piacere, masturbazione, orgasmo; la prima esperienza sessuale; amore con il partner dello stesso sesso; la sessualità come benessere e salute: questi, in realtà, dovrebbero essere i temi di un convegno adatti ai genitori del bambino, affinché un giorno siano loro ad educare i propri figli a una sana e consapevole vita sessuale. Ci sono due punti che mi preme sottolineare: l’emozione che mi provoca la parola “amore” in una frase che contiene “partner dello stesso sesso” presente in un volantino distribuito all’interno di una chiesa; inoltre non si considera che già da anni i programmi scolastici prevedono per i bambini della quinta elementare l’inserimento dell’educazione sessuale. I miei ricordi sono un po’ sfocati, ma ai miei tempi (e parliamo del 2000) a scuola mi hanno spiegato come erano formati gli organi sessuali, come avveniva un rapporto sessuale e cosa accadeva durante la gravidanza. Le lezioni trascorsero in maniera serena e senza malizia, poiché si trattava di cose estremamente naturali che non dovevano essere presentate come argomenti tabù.
– Da 12 a 15 anni: “riconoscere i segni della gravidanza; leggi per il consenso dei rapporti sessuali; bambini su misura”: considerando l’abbassamento dell’età media in cui le ragazzine perdono la verginità, che si parli di contraccezione e di “segni della gravidanza” non mi pare del tutto negativo. Semmai le famiglie dovrebbero creare un clima di collaborazione con gli insegnanti nell’educazione alla sessualità, ma soprattutto all’affettività. Le leggi per il consenso dei rapporti sessuali potrebbero aprire gli occhi ai giovani che a volte si sono trovati vittima di adescatori all’interno della rete. “Bambini su misura” mi è oscuro come concetto.
– da 15 anni: “diritto all’aborto; pornografia”: non riesco a capire perché il diritto all’aborto venga illustrato dai 15 anni in poi, visto che gravidanza e contraccezione vengono spiegate molto prima. Mi chiedo poi come possa essere affrontato un tema come quello della “pornografia” dai 15 anni in su, visto e considerato che risulterebbe fuori tempo. Se si è parlato di masturbazione precoce a 4 anni, arrivare alla pornografia con undici anni di ritardo risulta asincrono.
– Il “materiale didattico prevede opuscoli, giochi, video e tanto altro”: mi chiedo se sia una scuola o un sexy shop a questo punto. Si sa che in alcune scuole d’Italia non ci si può permettere la carta igienica, che si introducano addirittura giochi per educare a questa famigerata ideologia gender mi pare quantomeno irrispettoso per quelle maestre che aspettano ancora i cartoncini colorati e i pastelli! (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/02/scuola-come-difendersi-da-chi-vuole-difenderci-dal-gender/935446/)

I lettori mi perdonino se l’articolo si è trasformato da serio in sarcastico. Ci ho provato a mantenermi neutrale ma non ci sono riuscita. Ho 25 anni, amici gay lesbiche e bisex, alcuni attivi nell’arcigay, cerco di informarmi nel miglior modo possibile e sto preparando una tesi sulla teoria queer e la letteratura lgbt. Sono cresciuta in una famiglia credenti e praticanti che non solo non si è bevuta l’ideologia gender, ma mi ha sempre spinto a tenere gli occhi aperti e a non accettare passivamente, anzi approfondire, tutto ciò con cui vengo a contatto. Il sarcasmo, di fronte alle bufale, diventa l’unico modo per sopravvivere.