Agrigento: Da Ribera allarme contro le ricerche di petrolio. Macaluso e Cortese propongono contro le perforazioni petrolifere ricorsi legali e campagne oceanografiche

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Nuovi ricorsi contro le perforazioni petrolifere nel Canale di Sicilia, di fronte alla costa agrigentina, impegno dei comuni che si affacciano sulla costa ad insistere sulla presenza delle sacche di metano, i crateri sottomarini chiamati pockmarks e nuove campagne oceanografiche per la conoscenza del vulcanesimo presente nello Stretto di Sicilia. Di tali iniziative si è parlato ad Agrigento in un incontro che, promosso dal movimento 5 Stelle, ha visto la presenza di sindaci, consiglieri comunali agrigentini e nisseni, ambientalisti e soprattutto ha fatto registrare gli interventi dei riberesi Mimmo Macaluso, ricercatore subacqueo UE progetto Arch-Med, e Giacomo Cortese, avvocato esperto in diritto ambientale.

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Macaluso, che ha partecipato a due campagne oceanografiche nel 2006 e nel 2012, ha ricordato che in questo tratto di mare agrigentino non si può trivellare perché esiste il fenomeno del vulcanesimo sedimentario che in mare è molto pericoloso per le frequenti esplosioni di metano, quando di fronte alla costa agrigentina è stato individuato un pockmark, da diametro di circa un chilometro, il più grande del Mediterraneo, battezzato da Voyager di Rai Due “L’occhio del ciclope”. L’avv. Cortese ha annunciato la preparazione di nuovi ricorsi che saranno presentati da altri comuni costieri per i nuovi elementi scientifici e geologici che il Tar del Lazio deve esaminare per la tutela del mare. Il sindaco di Gela Domenico Marinese ha aderito all’azione legale, suggerita dall’avv. Cortese, alla luce della nuova documentazione scientifica volta a bloccare le trivellazioni a mare.
Sono intervenuti: Giuseppe Sicilia, Elio Di Bella, Marcello La Scala, Marcella Carlisi, Simone Morgana Virginia Farruggia, Gialuca Ciotta e Roberto Lino.

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