Porto Empedocle: Donna muore per virus HCV, ministero Salute condannato ad un milione di euro. Gli avvocati Liborio e Francesco D’Anna di Ribera vincono la causa.

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Una donna di Porto Empedocle muore perché colpita dal virus HCV, i suoi familiari intentano causa e il ministero della Salute viene condannato al risarcimento di circa un milione di euro. Il provvedimento viene fuori da una sentenza, la n. 3537 del 2015, della terza sezione del tribunale di Palermo con la quale il dott. Giuseppe Rini ha condannato il ministero della Salute a risarcire gli eredi della donna morta dopo diversi anni di cure e di lenta agonia. Un caso di malasanità che ha un risvolto umano e anche sociale.
La vicenda è legata al problema delle trasfusioni effettuate con il sangue infetto. La donna nel 1987 aveva subito una trasfusione con sangue infetto a Milano presso l’Istituto Nazionale Tumori. A seguito della trasfusione, l’allora giovane empedoclina contraeva l’HCV e, dopo 24 anni di lunga sofferenza, veniva meno nell’aprile del 2011, all’età di 67 anni. I suoi familiari, cinque figli, hanno intentato una causa contro il ministero in quanto ritenuto responsabile dell’avvenuta trasfusione infetta.
Oggi il giudice del tribunale di Palermo sul fatto scrive: “Nella fattispecie, trattandosi di una trasmissione del virus HCV avvenuta nel 1987, deve ritenersi sussistente la responsabilità colposa del ministero della Salute per non avere adottato le misure idonee a prevenire ed impedire la trasmissione della malattia mediante il sangue infetto”.
La donna di Porto Empedocle è stata assistita in questa lunga vicenda giudiziaria dagli avvocati, i fratelli Liborio e Francesco D’Anna di Ribera, i quali assieme ai familiari si ritengono oggi soddisfatti pienamente della sentenza emessa dal tribunale di Palermo in quanto evidenziano come finalmente sia stata fatta giustizia nei confronti della donna e dei figli, a causa della negligenza dello Stato che ha privato la famiglia dell’affetto della congiunta che a causa della malattia ha dovuto subire inoltre anche l’amputazione di un arto.

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