Noi riberesi dalla facile offesa: “50 sfumature di funcia”

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Non nascondiamoci dietro un dito e guardiamo in faccia la realtà: noi riberesi siamo un paese di “affinnuti”. Prima che qualcuno si risenta, appunto, di questa mia affermazione mi affretto a spiegare e a portare degli esempi lampanti che ricondurrete alla vostra vita di tutti i giorni, e senza che nemmeno ve ne accorgiate penserete “ragiuni avi”. Tutte le nostre azioni rispecchiano l’atteggiamento di chi ha timore di intraprendere la strada più tortuosa, e ciò per non ferire i sentimenti delle persone che ci circondano.
Ogni singola nostra decisione trova giustificazione nel “Picchì sinnò s’affenni”. Il primo esempio che verrà in mente a tutti riguarda il momento in cui si decidono gli invitati ad un matrimonio. Quanti matrimoni con più di 350 invitati solo “picchi sinnò s’affenninu”, non sapendo che questi invitati sono gli stessi che pensano: “ne ca m’affinnìa si un mi invitava”.
E quante volte ci siamo sentiti dire: “Ogni tanto vai a trovare la zia Sara, sinnò s’affenni”, non importa se la zia Sara ha 92 anni con evidenti difficoltà nel riconoscerci. E poi c’è anche la minaccia non tanto velata del “vidi ca m’affennu”. Viviamo praticamente in un perenne stato di ansia o terrore se preferite, preoccupandoci sempre di chi potrebbe offendersi per qualsiasi banale motivo.
Ad ogni nostra azione corrisponde un’affinnutina uguale e contraria. L’unità di misura per valutare la gravità dell’offesa è sia la lunghezza che la durata della funcia che l’offeso stampa sul suo volto. Quando la funcia arriva ‘nterra le cose non promettono bene. L’offeso non ha bisogno di spiegare il suo risentimento, né tantomeno ha voglia di sentire le motivazioni che hanno portato a quel comportamento ritenuto da lui offensivo. Lui rimane in silenzio e con la funcia, fino a quando non smaltisce la rabbia. Mentre chi lo circonda cerca di capirne il perché. È vero che l’affinnutina prima o poi passa, ma il problema di fondo è che non si dimentica. Perché dopo anni ci sentiremo rinfacciare “tu si chiddu ca..”. Quante funce che ci circondano: quella del bambino che si è visto negare il cioccolato, quella della moglie costretta a guardare la partita, quella dello studente beccato impreparato, quella della sedicenne per il ritardo del fidanzato, quella di chi aspetta in fila, la funcia di chi appena sveglio non vuole sentire parlare nessuno. C’è anche la funcia riflessa (un po’ come lo “specchio riflesso”). Non sapendo perché sei offeso e ipotizzando che potresti avercela con me metto la funcia di conseguenza, in modo da contrastare la tua (se ne salverà uno solo).

E per finire c’è la funcia di quella bambina nella foto che ancora ripete alla madre: “Tu si chidda che mi ha tagliato i capelli così corti, e che mi ha messo quel cerchietto in testa”.
Costretta a fingere allegria di fronte ai chiodini. Funcia giustificata, o no?