Tutte le dighe che si trovano sui territori agrigentini e palermitani, al servizio per uso irriguo e potabile della provincia di Agrigento, sono da qualche giorno talmente colme sino a tracimare. Si calcola che sono stati immagazzinati negli invasi ben oltre 80 milioni di metri cubi d’acqua e i fiumi dal Verdura al Platani, dal Magazzolo al Belice, dal Naro al Salso hanno una portata idrica che impressiona e preoccupa i cittadini e gli agricoltori perché continua a piovere copiosamente e ininterrottamente da due settimane.
Circa un mese fa gli agricoltori erano pronti a piangere e a fare processioni con le statue dei santi per la siccità. Oggi si disperano per i gravissimi danni che le precipitazioni atmosferiche hanno arrecato a colture, produzioni ed aziende agricole.
Le dighe sono stracolme e tutte registrano lo sfioro. Ad occidente la diga Castello di Bivona è piena con 21 milioni di metri cubi d’acqua e tracima, l’invaso Raia di Prizzi ha già 9 milioni, la traversa di Gammauta di Palazzo Adriano, utile per il trasferimento idrico, ha 600 mila metri cubi. Ad oriente il fiume Naro ha già riempito il lago San Giovanni che ha 18 milioni di metri cubi e l’invaso Furore che conta appena 2 milioni. Anche quì scarichi aperti. Nella Valle del Belice, il lago Arancio ha raggiunto la sua piena capienza, con 25 milioni di metri cubi, e nord in territorio di Palermo c’è la diga Garcia che, interconnessa con l’invaso di Sambuca di Sicilia, ha superato i 60 milioni di metri cubi d’acqua immagazzinati.
Perfino dal lontano lago di Piana degli Albanesi (20 milioni invasati) arriva, attraverso il fiume Hone, l’acqua sul Belice che preoccupa il sindaco di Montevago che ha dichiarato, come i comuni di Ribera, Caltabellotta, Villafranca Sicula, Cattolica Eraclea su Verdura e Platani, lo stato di calamità naturale. Il laghetto Gorgo di Montallegro sta per essere riempito dal consorzio Agrigento 3 sino alla capienza massima di un milione e mezzo con l’acqua degli scarichi della diga Castello. L’invaso Leone, ad uso civile e potabile per Agrigento e comuni consorziati, ha già 4 milioni di metri cubi e l’acqua tracima a valle verso la vallata del fiume Verdura.
Oggi l’unica seria preoccupazione di decine e decine di migliaia di coltivatori, di amministratori comunali ed organizzazioni professionali restano gli scarichi delle dighe e l’alleggerimento idrico degli invasi stracolmi in quanto l’acqua tra tracima, anche secondo la pianificazione dei gestori concordata con protezione civile e prefettura, può arrecare gravissimi danni all’agricoltura, come è successo sul fiume Verdura dove il livello dell’acqua è salito di almeno tre metri di altezza.





