Ribera: Le marmellate di Scyavuru alla conquista d’Europa

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Ecco un articolo di Gloria Riva pubblicato nella pagine nazionali del quotidiano on line La Repubblica del 16 febbraio 2015.
“L’azienda di Ribera, Agrigento, parte nove anni fa da una scommessa. Ora porta nel circuito delle boutique alimentari una produzione confezionata con frutta fresca degli agricoltori del territorio e cresce del 30% l’anno.

La storia di Scyavuru comincia nove anni fa in un localino un po’ arrangiato a Ribera, vicino Agrigento. E’ qui che Nino Tornambè e suo cognato, Rosario Tortorici, armati soltanto di un pentolone da 16 litri, hanno cominciato a sbucciare squisite arance, colte nel frutteto di loro proprietà, per farne marmellata, con la quale hanno conquistato l’Italia e l’Europa. Son partiti con le fiere di paese, per poi accedere alle esposizioni più raffinate come il Biofach di Norimberga, il Taste di Firenze, Cibus a Parma e il Salone del Gusto di Torino. L’azienda agricola Scyavuru è crescita parecchio, a un ritmo del 30 per cento l’anno, ed è stato necessario ri-accatastare quel locale, dedicato alla produzione di confetture, ben otto volte, tante quante le nuove stanze che si sono aggiunte per poter star dietro agli ordini, sempre più numerosi, provenienti soprattutto dai mercati stranieri, come Francia, ma anche Inghilterra, Svizzera, Austria e Germania. E adesso le prelibatezze di Scyavuru sono persino approdate in Australia e in Giappone. L’azienda è di proprietà di Tornambè, 54 anni che si occupa della produzione, di Tortorici, 41 anni, che si prende cura della parte economica, e di Pietro Gambino, l’altro cognato di Nino, che ha superato i 60 e per ora non ha particolari ruoli operativi nella società.

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“L’azienda – racconta Tornambè – nasce per unire l’esperienza di molti agricoltori della zona che hanno scelto di continuare a coltivare la terra con amore per preservare la tradizione siciliana”, e non a caso l’azienda si chiama “Scyavuru”, che in dialetto significa “profumo”, di Sicilia, ovviamente. Tornambè e Tortoricihanno ritrovato le ricette della tradizione e si sono messi in laboratorio per recuperare il colore, il profumo, il sapore dei prodotti di un tempo. Alla classica marmellata d’arancia si è aggiunta quella di Fragolina di Ribera, di mandarino Tardivo di Ciaculli, limone, pera Coscia, fico nero e fico d’India, fino alla preziosa confettura di gelso nero. Tutte confezionate esclusivamente con frutta fresca. Con il tempo l’azienda agricola si è specializzata anche in altre produzioni, ad esempio le gelatine di vino fatte co Malvasia, Zibibbo o Marsala – e dei prodotti salati come il pesto di pistacchio e quello di finocchietto selvatico, la crema alle mandorle e al caffè, dolcetti e persino l’olio extra vergine d’oliva. E nonostante la clientela sia costantemente in aumento, tutto continua a essere fatto rigorosamente a mano. “Abbiamo un trend di crescita del 30 per cento l’anno e nel 2014 abbiamo superato i 500 mila euro di fatturato – racconta Tornambè – Dovremo anche aumentare il personale, perché al momento siamo in otto e facciamo tutto da soli. Ed è un lavoro complesso, faticoso, perché la nostra carta vincente è la qualità del prodotto”. La partenza non è stata semplice. Tornambè racconta di quanta fatica abbia fatto a superare i preconcetti che i primi clienti avevano nei confronti della Sicilia e dei siciliani. E forse è anche per questo che è stato più semplice mettere radici all’estero che in Italia: “Ma anche perché nel Centro e nel Nord Europa c’è un’attenzione maggiore a prodotti di alta qualità. Ma adesso anche gli italiani cominciano ad andare in cerca di prodotti come i nostri”, e infatti l’azienda agricola ha attivato un accordo con un consorzio specializzato nella promozione di prodotti siciliani e, soprattutto, ha avviato una collaborazione con Slow Food. I prodotti Scyavuru non si trovano all’interno della catena della grande distribuzione, piuttosto nelle boutique gastronomiche, nelle enoteche e wine bar.

scyavuru a Milano
La quantità di marmellate prodotte varia di anno in anno a seconda del raccolto dei 15 ettari di Tornambè, e dalla quantità di frutta fresca acquistabile dai contadini del posto, che hanno formato una piccola rete per rifornire l’azienda agricola.
“Abbiamo molti progetti per il futuro. Il primo è quello di acquistare una macchina per fare i canditi, così potremo sfruttare l’enorme volume di buccia di agrumi che produciamo”, racconta l’imprenditore”.