Ricerche petrolifere: Un coro di no di professionisti e istituzioni

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Le annunciate ricerche petrolifere da effettuare nel Canale di Sicilia, di fronte alla costa agrigentina, sta provocando un coro di no, netto e determinato, da parte delle istituzioni e soprattutto da parte di r8cercatori, ambientalisti e professionisti che temono eventuali e irreversibili danni all’ambiente, nonché pericoli per le popolazioni. Il riferimento è ai continui terremoti che si verificano nell’area mediterranea, anche in prossimità del litorale agrigentino, con una certa periodicità e anche con 3-4-5 gradi della scala Ritcher.
Si sono fatti interpreti della esigenza di non consentire in alcun modo le perforazioni nel Canale di Sicilia Emanuele Siragusa, che è stato per diversi anni, presidente dell’Ordine regionale dei Geologi, e Mimmo Macaluso, ricercatore del progetto Archimed dell’Unione Europea e scopritore del complesso vulcanico “Empedocle”, posizionato, in mare, sott’acqua, a poche decine di chilometri dalla costa agrigentina.
“Oggi si assiste ad una deregulation delle norme circa le ricerche petrolifere nel mare Mediterraneo – afferma Emanuele Siragusa – senza che il legislatore e il governo considerino la situazione particolare del mare Mediterraneo dove nel Canale di Siciliavi sono delle da un insieme di faglie profonde e allineate secondo la direzione NO e SE che producono terremoti sottomarini, registrati puntualmente. I rischi non possono essere in sintonia con le annunciate ricerche petrolifere. E’ ora che le amministrazioni comunali, le istituzioni e la deputazione si muovano e subito per non permettere di rovinare l’ambiente e di creare qualche pericolo per le popolazioni”.
In perfetta sintonia con Siragusa è Mimmo Macaluso che ha una grande esperienza come subacqueo nelle acque mediterranee e che è lo scopritore di “Empedocle”, il cono vulcanico sottomarino. “Questo tratto di Mediterraneo è stato definito dagli studiosi “geologicamente instabile” data la presenza di vulcani e sacche di gas, una condizione incompatibile, con l’estrazione di petrolio – ci dice Macaluso – ho consegnato la dettagliata relazione dell’Ingv di Catania al sindaco di Ribera e alla deputazione agrigentina per fare conoscerela situazione geologica reale del Canale di Sicilia ed i rischi connessi ad un vulcanesimo a tutti gli effetti attivo. Basta solo pensare ad “Empedocle” e all’isola Ferdinandea”.