Ribera : Il calciatore Vincenzo Italiano attacca le scarpe al chiodo e andrà a fare l’allenatore

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Abbiamo intervistato in esclusiva a Ribera, in piazza, il calciatore riberese Vincenzo Italiano, ex capitano e miglior regista di Verona, Chievo e Padova.

Vincenzo, nell’ultima stagione hai giocato nel Lumezzane e hai un altro anno di contratto, continuerai a giocare per un’altra stagione in lega pro?
Ci ho pensato molto e ho deciso di smettere con il calcio giocato. A 37 anni voglio aprirmi altri scenari per il futuro, come quello di fare l’allenatore. Dopo 20 anni di calcare le erbe dei vari stadi di serie A e serie B, penso sia giusto smettere e cominciare a dedicarmi ai giovani che amano veramente il calcio come me quando ero giovane.
Dal 20 luglio prossimo prenderò parte a Coverciano al primo corso di allenatore per la categoria Uefa B, per ottenere il patentino base che consente di allenare in serie D, fare il vice in lega pro e allenare in tutti i settori giovanili tranne le squadre primavere.

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La tua carriera si può dividere in due parti, la prima parte quella che va dal Verona al Padova, la seconda invece riguarda le due ultime stagioni fatte a Perugia e a Lumezzane?
Nella mia prima parte di carriera con l’Hellas Verona dove sono rimasto 11 anni, poi cn Chievo dove sono stato 2 anni e mezzo, con una piccola parentesi al Genoa e poi Padova. Diciamo che mi sono tolto molte soddisfazioni a livello nazionale davvero grandi. Esordi e gol in serie A, promozioni dalla serie B alla serie A, periodi dove ho lottato per grandi traguardi come la Coppa Uefa, periodi dove eravamo ad altissimi livelli, periodi di sconfitte clamorose e retrocessioni dolorose.

Il tuo trasferimento a Padova ?
Non posso non parlare di Padova dove sono stato capitano per tre anni, dove anche lì mi sono tolto tante soddisfazioni e mi sono molto legato alla città e alla maglia, anche se mi è dispiaciuto perdere un play off in modo assurdo per ottenere la promozione in serie A contro il Novara e posso dire di essere felice della mia carriera.

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Le sedi di Perugia e di Lumezzane ?
Gli ultimi due anni li ho trascorsi in lega pro prima a Perugia, grande piazza e grandi i tifosi che seguivano dalla mattina alla sera la propria squadra in modo passionale e senza mai perdersi una partita e poi, l’ultimo anno, l’ho trascorso a Lumezzane dove in poche parole mi sono rilassato e divertito poiché in campionato non c’erano retrocessioni per via della riforma che si doveva attuare e quindi dalla società che ha fatto una squadra giovane non c’erano grosse aspettative.

I tuoi allenatori migliori chi sono stati?
Ne ho avuti tanti. Tra tutti cito Prandelli, il quale mi dispiace abbia fallito ai mondiali con la nazionale e penso che un grande allenatore come lui non può permettersi di fallire cosiì e sono sicuro che prima o poi si riprenderà. Un altro grande allenatore per me sicuramente è stato Iachini al Chievo, che quest’anno ha stravinto il campionato di serie B col Palermo e questo dimostra la sua bravura. Altri allenatori importanti che ho avuto sono stati Malesani, Del Neri, Cagni, Cosmi, Dal Canto al Padova e altri meno famosi.

Il gol più bello della tua carriera qual è?

Ne ho fatti tanti di gol tra serie A e serie B e sono orgoglioso di questo. Se proprio ne devo citare uno, dico che il più bello è stata la mia prima rete in serie A a San Siro contro l’Inter con la maglia del H.Verona segnando il gol del 2-1.

Anche se però quel giorno fui espulso subito perchè preso dalla gioia per il mio primo gol in A superai la linea del rettangolo di gioco. Da quel giorno però abolirono, se si può dire grazie a me, quella regola calcistica insignificante.

Tu sei stato vittima del calcio scommesse, a distanza di due anni, oggi cosa ci vuoi dire riguardo a quella brutta esperienza?

Sicuramente è stata la più brutta cosa che mi sia capitata nella vita sportiva. E’ inutile stare qui a parlarne, perché tanto ormai fa parte del passato e ci ho messo una pietra sopra, anche perché le accuse di illecito su di me erano false e sono subito cadute quando la verità è venuta fuori dopo soli sei mesi.

In questi giorni ha visto molti giovani durante il torneo Memorial Fofò Parisi e Tonino Corso al Nino Novara. Qual è il messaggio che vuoi dare a questi giovani?

Ai ragazzi dico che devono credere in se stessi e di non mollare mai. Prima di impegnarsi al massimo per lo sport, devono dedicarsi principalmente allo studio, alla formazione, ad avere un diploma o una laurea. Io ho il rammarico di non aver continuato gli studi e di essermi fermato al terzo anno della scuola geometra. A quelli che vogliono intraprendere la strada calcistica dico loro che ci vuole tanto sacrificio, impegno e lavoro quotidiano, ma soprattutto bisogna crederci.