“Uff, che caldo! Che sonno! Ma come si studia in queste condizioni?”
Queste sono le mie espressioni più frequenti da circa un mese ad oggi.
Vi devo confessare che se c’è una dote che penso di non possedere abbastanza, quella è la pazienza.
Io proprio non ci riesco, è più forte di me,devo lamentarmi ; a dire il vero, credo di aver ereditato questo lato del carattere dalla mia mitologica antenata: Arianna.
Ho sempre pensato che questo nome mi calzasse a pennello e dopo aver conosciuto la storia di Arianna, ne sono stata sempre più convinta. Ma cominciamo dal principio: chi era Arianna? E cosa aveva da lagnarsi tanto?
Arianna era la figlia di Minosse, re di Creta , e di Pasifae, la povera regina che, per volere di Afrodite, si invaghì follemente di un toro e dalla sua unione con questo nacque il leggendario Minotauro, mezzo uomo e mezza bestia. (Ancora oggi possiamo trovarne rarissimi esemplari, sotto mentite spoglie. )
Da copione, anche Arianna, come tutte le principesse, sognava di incontrare un valoroso eroe che l’avrebbe sposata e portata via dalla monotonia del suo castello. Ma la nostra fanciulla, in fatto di uomini non aveva per niente un buon fiuto, cosa che avrebbe presto scoperto a sue spese.
Ogni anno arrivavano a Creta sette ragazzi e sette ragazze da Atene per essere dati in pasto al Minotauro: questo, il tributo da pagare per una vecchia vittoria di Creta su Atene.
Arianna,che ormai ci aveva fatto l’abitudine a questa barbara carneficina, aspettava sempre sulla banchina che scendessero dalle navi i malcapitati e , intanto, si lagnava: Mai na vota ca nni scinnissi unu bonu di ssà navi! Cu stu versu, schetta vecchia restu! A chi su lasdi! Chi si li mangiassi veru ssù Minotauro!
Non fece nemmeno in tempo a pronunciare queste parole; Teseo, principe di Atene, scese dalla nave e…puf! Amore a prima vista. Ecco, di Arianna, non vi ho ancora svelato un altro difetto: è troppo impulsiva.
Teseo (ca babbu nun c’era!) capì subito che la ragazza gli faceva gli occhi dolci e che quella sarebbe stata la sua unica via di scampo da una morte certa.
“Ariannù, ma come posso sconfiggerlo stu Minotauro? Ariannù ammazzamulu, ca lu offremu pi lu banchetto di lu matrimonio!”
“Ariannù “ oggi e “Ariannù” domani, Teseo, si la cucì.
Allora, Arianna, che per Teseo avrebbe sacrificato tutto, non esitò ad aiutarlo. “Papà, stasera, vado a fare a punto croce vicino il labirinto! Mi lu portu tecchia di filu superchiu, cusà! Proprio con un filo, la nostra bella principessa riuscì ad aiutare Teseo nell’impresa di uccidere il Minotauro ed uscire dall’enigmatico labirinto.
E così, armi e bagagli, Teseo e Arianna, come lui aveva promesso, partirono nella notte per ritornare ad Atene, dove Arianna credeva la aspettasse una vita da sogno. Ma la realtà ha ben poco del sogno e di Arianna non possiamo dire che fosse una tipa molto razionale, altrimenti, avrebbe capito che saggio non era partire alla volta di una nuova vita con un perfetto sconosciuto che ti fa battere il cuore. Purtroppo o per fortuna, Arianna è anche questo: cuore, tanto cuore.
Dopo giorni di navigazione, la seconda tappa, superata l’isola di Delo, fu quella di Nasso.(La Sacchitello della situazione, per intenderci!) Un pasto abbondante, un riposino e via, si riparte! Questo era quello che pensava la povera Arianna, ma si sa : non tutte le ciambelle riescono col buco, non tutti gli eroi forti e coraggiosi. Anzi, talvolta, come nel caso di Teseo , sono proprio codardi e menzogneri.
Al risveglio, Arianna che sognava già la bella Atene, dovette fare i conti con la dura realtà: Teseo era fuggito via, lasciandola da sola in terra sconosciuta , senza nemmeno avere il coraggio di guardarla negli occhi. Sapete quando si dice che qualcuno è stato “piantato in asso”? Adesso, conoscete la storia che ci sta dietro: quella di Arianna piantata in Nasso.
“Teseooo, Tesè! Disgraziatu, ccà mi lassasti? “ la poveretta infuriava, ma Teseo era già lontano e ,di certo, le sue grida non le avrebbe sentite, ma “li so gastìmi”, sì. (Presto vi racconterò anche la storia di Teseo, per il momento, vi basti sapere che anche lui non ebbe la vita serena e gloriosa che sognava.)
Il lamento di Arianna, le sue grida e il suo strazio commossero persino le foglie degli alberi che per una notte, adagiandosi sul terreno le fecero da comodo giaciglio. Ma, mai disperare e arrendersi, il lieto fine potrebbe essere dietro l’angolo.
E il lieto fine per Arianna ha un nome: Bacco, dio del vino e dell’estasi, un tipo alquanto passionale.
Il dio, che per caso passava di lì, la vide in lacrime e non ci pensò un attimo di più: quella bellissima sconosciuta, triste e sconsolata, sarebbe stata la sua sposa e lui l’avrebbe resa felice ed immortale. Con una corona luminosa le chiese di sposarlo e Arianna, non senza esitare, accettò.
D’altronde, si sà “la partica fa l’amuri”. Arianna non lo amava ancora, ma nutriva già qualche sentimento per quell’uomo che pur vedendola a pezzi, si era offerto di raccogliere i suoi cocci e darle una vita eternamente felice. Grandi furono i festeggiamenti e grande la gioia per tutta la Grecia.
Da Arianna una cosa l’ho imparata: va bene lamentarsi, ma mai perdere la speranza. Quando tutto sembra andare per il peggio, la vita potrebbe sorprendervi.





