Il dialetto siciliano e i suoi intercalari. Perché a volte un “oh oh” vale più di mille parole.

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Sul dialetto siciliano sono state scritte molte cose e sicuramente si continuerà a scrivere.
In questa sede mi soffermerò sugli intercalari più diffusi, ovvero su quelle sequenze di suoni, parole, o esclamazioni che inseriamo quasi sempre nelle nostre conversazioni. Che mondo sarebbe senza un “cisu” pronunciato quando, ad esempio, rovesciamo un bicchiere d’acqua sul tavolo?
Ho provato a fare un elenco dei nostri intercalari, e dei loro usi più comuni. Mi rendo conto che per chi non conosce il dialetto siciliano questo elenco sarà solo un ammasso di lettere senza senso. Se vi posso dare un consiglio, leggete ad alta voce e cercate di dare l’intonazione giusta. Sapete meglio di me che se dite “Oh ma” senza prolungare il suono per almeno venti secondi, non ha senso dirlo.

– Ia: generalmente questa particella è utilizzata per descrivere un sentimento di rassegnazione. Infatti è seguita quasi sempre da: chi c’è di fari, comu dici tu, chissa è la zita, ccà semu, zoccu veni si cunta.
– Oh oh: classica esternazione di stupore, seguita da: ma chi dici veru, ma chi si foddi, mi vogliu stari quieta, morta sugnu, mi vogliu fari la cruci cu la manu manca.
– I: un suono secco e deciso. Si utilizza per esortare il proprio interlocutore a continuare il racconto di un determinato fatto. Seguito da: e comu finì?, e chi ti dissi?
– Bi bi: qui va prolungata la prima “i”. Utilizzato nel momento in cui si verifica qualcosa di inaspettato, che non promette nulla di buono. Seguito generalmente da: chissa sula mi mancava.
– Bona bò: utilizzato per esprimere sconforto, in quei momenti in cui tutto sembra andare storto. Seguito da: comu s’esisti accussì.
– E miiii: caratterizza il classico capriccio dei bambini, il lamento di chi non ha ottenuto ciò che vuole. Utilizzata anche la variante “E miiii però”.
– Ora và: utilizzato per gli sfoghi personali, quando si è esasperati da una situazione o da un comportamento altrui. Seguito da: ca mi siddiavu.
– Ora sì: il suo unico scopo è quello di compiacere il proprio interlocutore, farlo convincere che sia nel giusto pur di non sentirlo parlare. Seguito da: ragiuni ha.
– Ora no: utilizzato per negare il consenso a qualsiasi tipo di richiesta. Ma non fatevi ingannare: non significa che ora la mia risposta è negativa e forse dopo sarà positiva. Significa mai.
– Avà: anche qui siamo di fronte ad una esortazione. Un modo per spingere il proprio interlocutore a fare quello che gli si è proposto di fare.
– Avè: sebbene rispetto al precedente cambi solo l’ultima vocale, il significato è completamente diverso. Sostanzialmente è l’abbreviazione di “Non è vero?”
– Eh chissacciu: a conclusione di una frase descrive la difficoltà nel trovare una spiegazione logica a fatti accaduti.
– Ah comu: utilizzato quando si è pienamente d’accordo con quanto affermato dal proprio interlocutore.
– Ah certu: volontà di opporsi e fare resistenza. Seguito da: piglia e finì.
– Zi zi: utilizzato il più delle volte quando qualcuno parla proprio quando si è intenti ad ascoltare qualcos’ altro. Un modo più garbato per zittire il proprio interlocutore.
– Ah perciò: esprime accondiscendenza. Seguito da: pi chissu ava mancari.

Ma l’intercalare che riesce a racchiudere in sé contemporaneamente stupore, indignazione, dispiacere, esasperazione, disgusto, incredulità, e scalpore è: “aaaahhh” pronunciato mentre ci si batte la mano sul petto rischiando lo sfondamento della gabbia toracica.

Ps. Una volta mi è stato detto: “Voi a Ribera dite tutù”. A distanza di tempo ho capito a cosa si riferissero.