Questo articolo me lo immagino come una di quelle chiacchierate che si fanno tra amiche. Quel discorso che spesso inizia con “Sai certe volte cosa penso?”, e sai già che per le prossime tre ore sarai sommersa da mille domande che non trovano risposta. Come ad esempio, “Ma siamo noi a sbagliare? O su li masculi ca un capiscinu nenti?”. Quel discorso che terminerà con il più tragico degli interrogativi: “Picchì un mi voli nuddu?”.
Lo psicologo mi ha suggerito di parlare del mio disagio. Del resto, dopo che una bambina di otto anni ti dice: “Sei vecchia, come mai non sei ancora sposata?”, non puoi finire da nessun altra parte se non dallo psicologo. Forse alla fine di questo articolo il mio rapporto con il sesso opposto sarà peggiorato, ma non ho timore. Forse qualcuno di voi si sentirà offeso, ma non importa.
A mio avviso (e non solo mio), senza tanti giri di parole, abbiamo tre tipologie di uomini. La prima ormai è in via d’estinzione, ovvero quella dell’uomo intraprendente che trova il coraggio di farsi avanti. Quell’uomo che non ha paura di dire all’amico: “Compà mi detti paccu”. La seconda tipologia è quella dell’uomo tuttu cunfunnutu, che non sa cosa fare. Quell’uomo che ti dice: “Mi piaci, ma sai, e se poi”. E per finire, la più diffusa, la tipologia degli addummisciuti. Quell’uomo che nemmeno se gli lanci un tronu in mezzo le gambe si sveglia.
Dai ragazzi, fatevi un esame di coscienza. Non potete negare l’evidenza, non potete negare che i ruoli si sono ribaltati. Mia nonna direbbe: “Munnu vutatu”. Perché adesso è la donna che si fa avanti.
A volte penso che ai tempi delle nostre nonne era più semplice. Il futuro marito te lo portavano fino a casa. Consegna a domicilio entro 48 ore dal momento in cui lu sinsali parlava con le famiglie e organizzava il matrimonio. L’amore arrivava dopo, col passare del tempo. Certo, una volta recapitato non potevi rispedirlo indietro. Al giorno d’oggi servirebbe l’opzione del reso gratuito entro 30 giorni.
Trenta giorni sono più che sufficienti per capire se un uomo ti piace davvero. A volte bastano pochi secondi per realizzare che non c’è futuro. Giusto quei secondi che passano dalla tua domanda: “che fai stasera?”, alla sua risposta: “usciamo, ma non corriamo perché non mi sento pronto per una relazione stabile”.
Ma quando te l’ho chiesta?. Se l’immagine che hai di me è quella di una trentenne disperata in cerca di marito siamo fuori strada. Anche nel caso si riuscisse ad uscire a cena fuori, ci sono quei segnali inequivocabili che ti fanno capire che non è strada che spercia. La storia non ha futuro se nella stessa sera vengono pronunciate queste tre frasi: 1) Non esistono più le mezze stagioni; 2) Si stava meglio quando si stava peggio; 3) Ccà semu, e lu Papa a Roma.
Se poi durante la cena trovi più interessante giocare con la mollica del pane, e addirittura pensi che se avessi tra le mani la cera del Galbanino ti faresti delle unghie da sogno, allora ti do un consiglio: levaci manu.
Care single trentenni non perdiamoci d’animo. Mal che vada continueremo a nasconderci dietro al consueto: “Meglio sola che male accompagnata”.
Continua …
Ps. Smentisco di essere in cura da uno psicologo, “sinnò vero unni vidu lustru“.





