Sotto osservazione le coppie riberesi: Tacchi alti o pigiama di pile? Partita a calcetto o cena romantica?

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Andiamo subito al sodo. Le coppie di fidanzati a Ribera si suddividono essenzialmente in due categorie: quelle che nascono in tenera età, e quelle che si formano in un’età più matura.

La prima categoria, generalmente, inizia il rapporto sentimentale intorno ai 14/15 anni, quindi si arriva alla soglia dei 30 con alle spalle già 15 anni di fidanzamento. Dopo tutti questi anni la coppia, a mio avviso, si ritrova di fronte ad un bivio. Il migliore dei finali me lo immagino con lui che ispirato da un romanticismo di altri tempi guardi la sua dolce amata e le dica: “Bedda me, chi ama fari? Ni maritamu?”. Chissà se lei il fatidico momento in cui lui le avrebbe chiesto di sposarla se lo era immaginato proprio così.
Il secondo finale della storia, invece, è un po’ meno a lieto fine, perché ha come protagonista lei che in una delle ennesime sere monotone insieme al suo lui, lo guarda pensando:”Ma io veru cu chissu mi vogliu maritari?”. Il fatto che lui non abbia più un nome ma sia diventato “chissu” dovrebbe farci aprire gli occhi.
Quindi a questo punto la rottura è inevitabile. E alla domanda “Perché vi siete lasciati?”, lei risponderà “Incompatibilità di carattere”, che verrebbe da dire: “Ma cu cu ha statu quinnici anni?” (cit.). Ma va bene, capita.
La seconda categoria diciamo che ha meno problemi della prima. Ci si fidanza in età matura e nel giro di sei mesi si è già sposati. Rapido e indolore. L’amore, in questo caso, è essenzialmente basato sul pensiero di lei: “M’allestiri, sinnò quannu li fazzu li figli”, e sul pensiero di lui:”A quannu a quannu l’attruvavu mi la maritu”.

Ma qualunque età si abbia, i primi appuntamenti sono sempre emozionanti. Noi ragazze ovviamente sempre impeccabili: vestite bene, truccate, capelli in ordine, e perdiamo quei due/tre chili le prime settimane per non sfatare il mito che quando si è innamorati passa l’appetito. Anche i ragazzi, però, ci tengono a fare bella figura: niente barba, camicia elegante, e immancabile bagno nell’acqua di Giò prima di uscire.

Ma trascorsi un paio di mesi iniziamo, sia femmine che maschi, a mostrare la nostra vera natura.
Ed è a questo punto che si testa la solidità del rapporto. Lei:”Se mi ama gli devo piacere anche in tenuta casalinga”. Sì ma disonesta, ne ca si po’ scantari quannu ti vidi. Almeno risparmiagli i pantaloni del pigiama dentro i calzini. Anche se devo ammettere che d’inverno il pantalone che sale scoprendo la gamba è molto fastidioso. Iniziamo lentamente a lasciarci andare: niente più tacchi, niente più gonne, e addirittura diminuiscono gli appuntamenti dall’estetista per la ceretta. Però poi non vi lamentate se il vostro zito va cercando, come si suol dire, “Radici pi ruttari”.
Ma per onor di cronaca bisogna dire che anche gli uomini iniziano a lasciarsi andare. Improvvisamente la barba la possono fare solo una volta ogni 10 giorni perché se no si irritano, e si sentono in diritto di passarti a prendere dopo la partita a calcetto senza aver fatto prima la doccia. Ma il reale cambiamento si avverte nel posto che assumi nella scala dei loro interessi. Se i primi mesi eri al primo posto, successivamente si ha un repentino declassamento che può farti scivolare fino alla decima posizione. Ovviamente riconquista la prima posizione l’unico grande amore della loro vita: il calcio. E per calcio intendo: l’anticipo di campionato del sabato, le partite la domenica, il posticipo, il turno infrasettimanale, studio sport, la domenica sportiva, la Champions League, la Coppa Uefa, la partita di calcetto con gli amici, la partita a PES, e cosa di vitale importanza la “bolletta” al centro scommesse. Può capitare che per giorni interi le uniche parole che sentirai pronunciare dal tuo uomo saranno: “C’appizzavu la bolletta pi na partita”. Oltre al calcio, prima di te c’è la passione per la moto, l’amore per la propria macchina, la palestra, la pesca, e in certi casi addirittura il giardinaggio.

Ah dimenticavo. Vieni dopo l’ iPhone: “E’ cchiù facili ca mi scordu a tia ma no lu cellulari”.