Il “Senti chi parla” riberese: Se i neonati potessero parlare

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Molti di voi hanno di sicuro visto almeno una volta il film “Senti chi parla”, quello in cui un bambino appena nato ha facoltà di pensare, e ai suoi pensieri presta la voce il grande Paolo Villaggio. Questo film mi è tornato alla mente alcune sere fa quando ad un compleanno, insieme ad altre amiche, osservavo i diversi bambini presenti, e pensavo: “Ma se potessero parlare, cosa direbbero in questo momento?”.
Ci sono momenti in cui i neonati se solo potessero parlare ne direbbero delle belle. Bene, voglio provare a dare voce ai tanti pensieri che affollano la mente dei pargoletti riberesi in alcuni episodi di vita quotidiana (i pensieri dei neonati sono in grassetto).
• Cambio pannolino. La mamma: “Ma di chi è questo pisellino?” – “Ma di cu ava essiri! Allestiti ca agghiacciavu!”.
• Le foto. La prima posa è sul divano con la testa che cade di lato – “Susitimi ca abbuccavu”.
La seconda posa è con il fratello maggiore che cerca l’occasione per soffocare la sorella/fratello minore. Braccia sotto le ascelle del neonato, con le mani che si incrociano proprio sotto il mento – “M’accupavu fratè”.
• I malanni. Non c’è niente di peggio di quando un neonato piange e non capisci cosa possa avere. Nel 95% dei casi si pensa siano “colichette” – “Ma quali colichette? Piuttosto toglimi questa calzamaglia che mi serra lo stomaco, e ricorda che ancora mi deve cadere il muddico”.
Nel caso sia febbre va in scena il dramma della supposta. La mamma: “Statti fermo se no mi si scioglie in mano” – “Vulissi vidiri a tia ca ti fa la sperta”.
• Abbigliamento. La mamma è sempre fiera di come veste il figlio – “Bedda matri che sono tascio! Quando dici tu mi levi sta camicia con la carta geografica”.
• Capelli. Si sa che le mamme si sbizzarriscono con i capelli delle figlie femmine – “Quando tra quindici anni i miei capelli saranno sfibrati e fragili mi ricorderò di questa gigliola che continui a farmi e di li capiddi che mi tiri quando levi l’elastico”.
• Nel passeggino. Non abituate male i bambini tenendoli sempre in braccio – “Sì però ogni tanto pigliatimi ca accruccavu”.
• Durante i pasti. La mamma non capisce perché il figlio si rifiuti di mangiare – “Non è che non voglio mangiare, ma soffiaci ca focu è”. La moglie al marito: “Chi fa ti pigli tecchia a tò figliu ca mangio” – “Mamma, se usarmi come arma per buttare botti a papà ti fa stare meglio, non ci sono problemi”.
• Asilo nido. Il bambino che non vuole staccarsi dalla mamma ovviamente è “mammolino” – “No, mi siddia andare a scuola e basta”.
Ma il pensiero più bello, secondo me, è quando la famiglia è invitata a cena fuori, e la mamma per defilarsi afferma: “Amunì ca l’addevu un po’ stari cchiù” – il bambino, invece, è lì che gioca allegramente e sembra dire: “Ma picchì un parli pi tia”.