L’automobilista riberese: Tutte le cause del nervosismo alla guida

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Il comportamento degli italiani al volante è sempre sotto osservazione. Leggendo una tra le più recenti ricerche riguardanti gli insulti e il nervosismo alla guida, ho preso spunto per esaminare nello specifico l’atteggiamento del riberese al volante. Ho cercato di contestualizzare i risultati della ricerca, soffermandomi sulle cause che innervosiscono gli automobilisti, facendo per ognuna di queste un esempio di reazione da parte dell’automobilista riberese.

– Eccessiva velocità: “Chi prescia ha?”.
– Moderata velocità: “Ti sta facennu la passiata?”.
– Distanza di sicurezza: “Ancora accussì appiccicatu m’ha stari!”.
– Distrazione: “Cellulare, sigaretta, e mettitilla natra cosa ‘nmanu”.
– Utilizzo degli indicatori di direzione: “Ah certo, la freccia è un optional”.
– Rispetto delle precedenze: “E ormai ca ti infilasti passa”.

Ma se il target della ricerca fosse stato proprio l’automobilista riberese, di certo sarebbero emersi altri fattori di nervosismo. Vediamo quali.

– Ai semafori: “Chi zorbu soni?”.
– Sosta vietata per parlare con l’amico: “Un minuto”, con il conducente che dallo specchietto retrovisore ti alza l’indice per farti capire di aspettare solo un minuto.
– Fastidio per i guidatori di Suv: “Ha lu machinuni e ti fa lu spertu”.
– Fastidio per le macchinette dei quindicenni: “Ma unni và cu sta scatoletta di tonno?”.
– Fastidio per gli scooter: “Non si sorpassa a destra. Si cadiatu arridiamu”.
– Fastidio per i ciclisti: “Mettiti di lato ca nenti ci stannu a pigliariti”.
– Fastidio per il corridore: “Chissu è foddi”, soprattutto se lo incontri sulla strada Ribera – Seccagrande.
– Il parcheggio: La regola generale è: “Arrivi e intrummi”. Non ti importa se stai impedendo la visuale all’incrocio, se sei ad un centimetro da una persiana, se impedisci di svoltare perché la tua macchina è in mezzo la strada, se sei in tripla fila, se sei nel parcheggio riservato ai disabili.
Io ammetto di avere qualche difficoltà a parcheggiare in retromarcia tra due macchine , quindi preferisco parcheggiare a “lisca di pesce”, ma cerco sempre di non dare fastidio a nessuno.

Anch’io sono stata vittima di un automobilista nervoso. Ricordo di quando mi trovai in difficoltà alla “stanga”, in quella strada così stretta che se arriva una macchina dal senso opposto si entra facilmente in crisi. Insomma, io ero intenta a prendere tutte le misure per capire se stavo rischiando di prendere l’altra macchina, quando, ad un tratto, una voce soave mi urlò dal finestrino: “Camina ca un transatlantico ci passa”.

Ci rimasi così male che adesso uso quest’espressione per ferire a mia volta qualche altro mal capitato.