Ribera: “I ragazzi del mare” ospiti presso la comunità alloggio per minori “Antares”

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Sono sempre più numerosi i ragazzi che arrivano dai Paesi dell’Africa, con i barconi che attraversano il Canale di Sicilia, partendo dai porti della Libia. Ribera. Allo stato attuale, ne ha una diecina, battezzati “I ragazzi del mare”. Sono arrivati attraverso le prefetture di Ragusa e di Siracusa che li hanno assegnati alla comunità alloggio per minori “Antares” di Ribera, esistente dall’ottobre del 2010 nella via Ruggero Normanno, sotto la responsabilità del gestore Gerlando Trupia. La cooperativa è impegnata a favore di ragazzi provenienti da situazioni disagiate sia personali che familiari che si verificano nei Paesi africani da dove scappano sia per problemi politici che per cercare una vita migliore nelle nazioni europee.

L’equipe della comunità è costituita da cinque educatori, due operatori ausiliari, un assistente sociale e una psicologa. Per il momento, la comunità accoglie dieci ragazzi provenienti da vari Paesi arabi (6 dell’Egitto, 1 della Somalia, 1 del Gambia, 1 della Guinea e 1 della Tunisia), tutti minorenni, affidati dalle questure di Ragusa e Siracusa alle cooperative presenti nell’Isola..
Per loro è stato realizzato dalla comunità un progetto educativo che è individualizzato (per rispondere alle esigenze di ogni singolo ragazzo), globale e integrato, con lo scopo di coinvolgere tutte le agenzie che sono presenti sul territorio in relazione ai servizi sociali, ad una serie di attività di sostegno, dal punto di vista psicologico ed educativo, al fine di integrare i giovani nella realtà territoriale.

comunità alloggio imodelli sfilano al teatro Lupo copyright Enzo Minio

La prima cosa che gli operatori cercano di fare è quella di capire il loro progetto migratorio e il perché sono arrivati in Italia. Si programmano le loro iniziative originarie, mettendole in connessione con il progetto che la comunità può offrire.

Per quanto riguarda la religione, tutti i ragazzi sono musulmani, uno solo è cristiano ortodosso. Hanno la possibilità di frequentare un’abitazione-moschea che a Ribera si trova nel quartiere di Villa Isabella e che è frequentata da giovani e meno giovani.

Tra i progetti svolti, uno dei più importanti è stato quello di realizzare un laboratorio artistico, dove i ragazzi sono stati impegnati dalla comunità nella realizzazione di alcuni degli abiti che quattro giovani hanno preparato con materiale riciclato e che hanno presentato alla sfilata di venerdì organizzata dalla parrocchia San Giovanni Bosco, dentro il teatro Lupo a Ribera.

L’altro progetto è quello gastronomico. I ragazzi, una volta al mese, cucinano una pietanza a scelta tra la cucina siciliana e quella dei loro paesi di origine. E’ il caso della pizza del cuscus.

Inoltre è prevista pure un’attività sportiva. In collaborazione con l’assessore comunale allo Sport, Amabile Bonafede, è stato organizzato un torneo di calcetto, al quale hanno preso parte i ragazzi della comunità insieme ai nostri ragazzi riberesi, in squadre miste, che hanno vinto qualche coppa. I ragazzi giocano due volte a settimana al campetto “Kamemi Sporting Club” sulla strada provinciale per Seccagrande, mentre allo stadio polivalente “Spataro” praticano gli allenamenti.

I giovani africani frequentano anche un corso di alfabetizzazione della lingua italiana, di matematica e presto faranno pure informatica al Centro Territoriale Permanente presso l’istituto superiore “Francesco.Crispi”, il pomeriggio, dalle 17.00 alle 20.00. Le varie attività vengono concordate con i servizi sociali del comune, con un monitoraggio mensile di tutto il progetto.

In futuro è in programma la costituzione di una rete di servizio attorno alla comunità per dare la possibilità ai ragazzi di fare tirocini formativi, sia artistici che lavorativi. Inoltre, si vorrebbe creare una rete informativa sul territorio attraverso un protocollo di intesa con le agenzie imprenditoriali riberesi al fine di inserirli nel mondo del lavoro.
I ragazzi della comunità, sono bene assistiti nella comunità che offre loro, oltre all’ospitalità e l’alimentazione, anche alcuni servizi come tv, internet e telefoni che permettono loro di mettersi in contatto con le loro famiglie nel continente africano.