Non saranno i soliti rintocchi di campane di bronzo, ma il loro suono sarà un concerto delle note musicali che riproducono il brano dell’Ave Maria di Lourdes. Si tratta di ben tredici campane che sono state prodotte, con la fusione artigianale, da Luigi Mulè Cascio, il giovane fonditore burgitano, nipote di don Mario Virgadamo, titolare dell’omonima fonderia che da alcuni secoli continua a produrre pregiate campane per le chiese di mezzo mondo.
Ben sette campane, tante quante sono le note musicali, sono state consegnate nei giorni scorsi da Luigi Mulè Cascio alla chiesa di Maria Santissima delle Grazie di Partanna Mondello durante una singolare cerimonia religiosa che ha visto la posa delle campane sull’alto campanile del luogo di culto, alla presenza del cardinale di Palermo Paolo Romeo, del parroco padre Pasquale della Corte, di parrocchiani e fedeli palermitani.
Altre sei campane, invece, sono state già consegnate e installate dallo tesso fonditore burgitano nella chiesa di Gualtieri Sicaminò, un comune di appena duemila anime della provincia di Messina dove il Natale è stato festeggiato con il nuovo tocco delle nuove campane. I parrocchiani hanno voluto la presenza dell’autore. Un’altra grossa campana, di circa 700 chilogrammi, era stata consegnata precedentemente e installata sul campanile-torre del duomo di Caltabellotta, alla presenza del sindaco Calogero Pumilia e dell’arcivescono Francesco Montenegro.

Per tornare alle sette campane palermitane, che eseguono un concerto in re maggiore, va detto che sono elettrificate, autrici di un particolare carillon, il fiore all’occhiello della grossa borgata del capoluogo siciliano. Luigi Mulè Cascio ha impiegato all’interno del laboratorio artigianale della sua fonderia burgitana oltre due mesi di inteso lavoro per produrre ed effettuare la fusione di sette campane di varia misura. Vanno infatti dai 40 ai 200 chilogrammi di peso e sono state collocate nell’ordine di grandezza.
“Quando ascolto il rintocco delle campane – ci dice Luigi Mulè Cascio, di ritorno dalla spedizione messinese – penso sempre al nonno Mario che, scomparso da qualche anno, mi ha insegnato l’arte della fusione del bronzo con i progetti che lui stesso aveva inventato e ben sperimentato. Il carillon è un omaggio alla sua arte”.





