Il matrimonio riberese – Parte I

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La prima regola del matrimonio riberese è: Non badare a spese. In quel giorno tutto deve essere perfetto, curato nei minimi dettagli. Per questo, secondo me, all’altare ci si arriva solo se si è veramente convinti. Ricordate che è stata eliminata la formula del “Se qualcuno è contrario parli ora o taccia per sempre”, quindi non sperate in un colpo di testa di qualche invitato.

Quanta fatica e stress per arrivare al fatidico giorno. Specialmente se si tratta, appunto, di un matrimonio riberese. Quest’ultimo va annunciato minimo con un anno e mezzo di anticipo, il tempo necessario per organizzarsi psicologicamente e logisticamente. Certo, dietro la scelta della data, della chiesa, e del luogo per l’intrattenimento, si celano mesi di snervanti decisioni. Se considerate che di martedì e venerdì, secondo il noto detto, non ci si sposa, la domenica e il lunedì le parrucchiere sono chiuse, e il giovedì c’è il mercato, capite bene che scegliere tra mercoledì e sabato richiede alcuni mesi di trattative. La scelta del mese è ancora più critica, perché qualora decidiate di sposarvi ad agosto, quel giorno, i vostri invitati in giacca e cravatta ve ne diranno di tutti i colori. Ma d’altra parte, se scegliete un mese invernale c’è da mettere in conto l’incognita meteorologica. Dal luogo dell’intrattenimento dipenderà l’esito dell’intero matrimonio. Basta un primo che manca di sale, o un cameriere che vi butta addosso una forchetta, e il vostro andrà a finire nella lista nera dei matrimoni riusciti male. Sì perché il giorno dopo, le prime tre domande in ordine di importanza di chi non era presente al matrimonio saranno: ”Comu mangiastivu?”; ”Assà eravu?”; “Com’era la sposa?”.

Ma il momento che più preferisco è quello della serenata. Desidero sposarmi solo per vivere questo momento di stupore e sorpresa. La sposa che si affaccia alla finestra meravigliata nel vedere il futuro sposo, accompagnato da amici e parenti, che inizia a canticchiare solo per lei. La sposa è talmente presa alla sprovvista che a mezzanotte, invece di essere già a letto a cercare di dormire almeno qualche ora, è ancora vestita e truccata. Ovviamente la sposa non si chiede perché in cucina ci siano dieci chili di dolci e una cinquantina di sedie ammassate in un angolo. Ad avvalorare la tesi dell’effetto sorpresa ci penserà la mamma esclamando: ”Me figlia veru nenti n’avia caputu!”.

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