Santo Stefano Quisquina: Ulteriore concessione di acqua delle falde a ditta privata

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Allarme tra le popolazioni e tra le amministrazioni comunali dei centri del comprensorio montano agrigentino per la nuova concessione data dalla Regione Siciliana ad una multinazionale per il prelievo dell’acqua da imbottigliare e pompata dalle sorgenti e dalle falde acquifere dell’area di Santo Stefano Quisquina, da sempre destinata al fabbisogno di una mezza dozzina di comuni.

Ad accendere la miccia sono stati i consigli comunali e le amministrazioni civiche di Santo Stefano Quisquina, di Bivona, Alessandria della Rocca, Cianciana e dell’Unione dei comuni, alcuni dei quali hanno perfino convocato alcune sedute consiliari straordinarie e aperte per affrontare lo spinoso problema della ulteriore dotazione ad una società multinazionale privata, andando ad accrescere il rischio che le falde acquifere del territorio montano possano in un prossimo futuro non essere bastevoli per le comunità dell’entroterra montano.

La scintilla è scoccata quando la Regione Siciliana ha deliberato di concedere una dotazione ulteriore di 5 litri al secondo, a fronte di una richiesta di 10 litri, in aggiunta ai 10 litri al secondo da tempo erogati alla multinazionale San Pellegrino. La nuova denuncia è partita dal consiglio comunale di Santo Stefano Quisquina dove si è svolta una riunione straordinaria del consiglio comunale per opporsi alla nuova concessione e dal gruppo consiliare “Cianciana Viva” di Cianciana che ha contestato il provvedimento della Regione Siciliana pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 12 luglio scorso.

Durante un apposito incontro, avuto a Palermo dal sindaco di Santo Stefano Quisquina Francesco Cacciatore, è venuto fuori che la nuova concessione era dovuta in base ad un decreto di ottemperanza del Tribunale Superiore delle Acque e l’assessore regionale all’Energia, Acque e Rifiuti Marino ha riferito agli amministratori stefanesi che la nuova concessione è stata data solo per 5 litri al secondo e che è stato istituito un tavolo tecnico tra Regione e comuni interessati per compiere un monitoraggio periodico delle falde acquifere del comprensivo montano.

A Cianciana, invece, il gruppo consiliare “Cianciana Viva” sostiene che già nel 2000 l’Eas aveva avvertito le amministrazioni comunali che il prelievo dell’acqua potabile avrebbe diminuito negli anni la disponibilità del prezioso liquido per le popolazioni. I consiglieri comunali ciancianesi evidenziano anche che “il provvedimento risulta oltremodo inconcepibile , anche alla luce che la concessione in esame non è per niente “redditizia” pedr le casse regionali in quanto ad oggi ha comportato un’entrata di circa 36 mila euro l’anno”.