Lo scorso sabato Palermo è stata invasa da un arcobaleno di colori. Più di centomila persone hanno ballato e cantato per le vie del capoluogo siciliano in un’atmosfera di festosità, spensieratezza e libertà. Si è svolto infatti il Palermo Pride. Il vostro pensiero andrà sicuramente agli omosessuali, ma c’era molto di più. Per esempio, c’erano gli etero (come me e il gruppo di riberesi a cui mi sono aggregata) che hanno voluto disperdersi tra quella folla multicolore indossando delle magliette bianche su cui erano state impresse le nostre impronte colorate e la scritta “Happy Fluidity”.
Devo essere sincera, mai mi sarei aspettata una Palermo così aperta mentalmente. Spero non sia solo una testimonianza isolata la mia, ma non ho sentito insulti e non ho visto risse. Una cosa, però, saltava subito all’occhio: i sorrisi di chi ha preso parte al Pride e l’accoglienza degli abitanti di Palermo che dai balconi salutavano allegramente. Qualche sguardo schifato magari ci sarà anche stato, ma rappresentava decisamente la minoranza.
Il Palermo Pride è stato organizzato da Amnesty International, l’associazione che si batte per i diritti umani. È stato aperto da Vladimir Luxuria, il sindaco Leoluca Orlando e Nichi Vendola. Ma era possibile scorgere le attrici Barbara Tabita e Maria Grazia Cucinotta, la modella Eva Riccobono e la conduttrice Victoria Cabello. Una ventina di carri, rappresentanti varie associazioni, hanno sfilato per le vie di Palermo. Nonostante la diversa musica proveniente da ogni carro, le grosse personalità e la notevole presenza di gente, risulta più caotico un sabato sera a Ribera!
Chiamatelo pure in senso dispregiativo “carnevale”. Io lo definisco carnevale sì, ma di umanità. Per Bachtin il carnevale era la parodia della società, il rovesciamento delle gerarchie sociali. In questo caso, è stato un ribaltamento della realtà quotidiana: se parte della società vuole separare le persone a seconda del proprio modo di vivere l’amore e la sessualità, quel giorno un agglomerato di gente proseguiva allegra e compatta nella vita. Alcuni riberesi e una delegazione dell’Associazione Grim abbiamo deciso di sfilare con la maglietta Happy Fluidity, intendendo per “fluidità” tutto ciò che una persona può contenere (dall’identità alla sessualità vera e propria) senza sentire la pressione e la necessità di una definizione, di un’etichetta.
Come era scritto su un carro “Cu nasci tunnu po moriri quatratu”, aggiungerei che deve morire quadrato se quadrato si sente. Dall’esterno è troppo facile sentenziare: sei nato uomo e devi andare con le donne. O ancora, sei nato uomo e ti senti donna? Cavoli tuoi, ti tieni il sesso che hai e amen. Partiamo dal presupposto che la vita (se preferite, la vita terrena) è una sola e ogni ente ha diritto di stare su questa Terra all’interno del corpo che più lo mette a suo agio. Chi è certo del proprio status dovrebbe sentire in sé il dovere morale di mettere a proprio agio chi sta prendendo consapevolezza di sé. E se questo dovere morale non lo sente e si riempie la bocca con le parole “Dio, uomo, donna, Sodoma” ricordi che non spetta a noi giudicare.
Foto di Giovanna Castelli.
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