Titolo: Un filo d’olio
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Genere: memoir
Editore: Sellerio
Numero pagine: 266
Ad aprire un bel libro di ricette, consultare il sito gastronomico alla moda o seguire la rubrica televisiva della cuciniera di turno siamo bravi tutti. Ad averci la voglia, il tempo, la predisposizione e la volontà di cucinare, ovviamente. Ancora più facile e comodo rivolgersi ai consigli delle mamme, quelle che in cucina ci sanno fare e non sbagliano mai. Ma provate invece a consultare un ricettario appartenuto alla vostra nonna, vecchio, consunto e rigorosamente scritto a mano. Questo sì ch’è difficile!
Di certo non è un’emozione comune quella che si prova sfogliando quel quaderno in cui mani sapienti hanno scritto, annotato, cancellato, riscritto, modificato … quasi un diario che contiene i segreti di un alchimista o rivela le magie di un chimico. E da quelle parole scritte con inchiostro sbiadito, dalle pagine ingiallite e macchiate d’olio si sprigionano odori che solo la mente più raffinata può percepire, che solo il ricordo più vivace può generare: cannella e cenere, zenzero e terra bagnata, vaniglia e legna secca.
Sono proprio questi i profumi che si sentono leggendo il libro di Simonetta Agnello Hornby, un’affettuosa riproposizione del ricettario familiare, in cui a far da contorno, oltre alle patate col rosmarino, sono una serie di aneddoti e ricordi legati alla sua infanzia. Si ha quasi l’impressione di ammirare un quadro, o osservare una vecchia foto, più che leggere un libro. Immagini splendidamente evocative permettono di entrare nel vivo della narrazione. Le parole intessono una trama densa e corposa, dal gusto ricco e speziato. Il racconto segue il filo conduttore della memoria. Lo scenario è costituito da una bella villa immersa nelle campagne agrigentine, ambiente perfetto per scoprire i sapori della buona cucina.
Ultima, ma non per importanza, l’appendice: una bella selezione di ricette tratte dal ricettario della famiglia Agnello. In ricordo dei tempi in cui ancora si riusciva ad apprezzare la stagionalità dei cibi, i piatti sono divisi per mese, da maggio a settembre.
Indovinate un po’? Viene voglia di mangiare a leggere questo libro, ma di mangiare bene! Vien voglia di riscoprire i sapori antichi della tradizione, di sedersi a tavola la domenica e consumare il pranzo tra chiacchiere e risate, cullati dall’illusione che se un piatto è insipido, se la giornata è andata male, se i tempi sono bui e la vita è difficile, basta un filo d’olio e tutto si sistema.
“Ogni ninfa ha il suo rito, è quello di Rosalia era il caffè d’u parrinu, celebrato soltanto all’arrivo di mamma e a quello di zia Teresa. La cuccuma del “caffè speciale” – come lo chiamava Giuliana – brontolava sul fornello, il coperchio ben chiuso, ma dal beccuccio sfuggiva un profumo speziato, anticipo del pieno aroma, e ci raggiungeva sottile sottile, penetrava nelle narici e poi invadeva tutta la stanza: un misto di cacao, vaniglia, chiodi di garofano, caffè e cannella.”
Consigliato …
a coloro che, dopo aver assaggiato il pane con l’olio, pensano che mai cosa più buona possa deliziare il palato.






