A Ribera per il mantenimento dell’ospedale si ferma la città

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Quello di sabato mattina non sarà uno sciopero generale della città, ma una giornata di sensibilizzazione e di presa di coscienza che la sanità di una buona dozzina i comuni del distretto passa attraverso il mantenimento dei posti letto e dei servizi dell’ospedale. L’amministrazione comunale ha promosso tale momento di riflessione e di richiesta di salvaguardia del nosocomio perché, con l’arrivo della Fondazione Maugeri che aprirà all’utenza il prossimo 1° luglio, gli attuali reparti e i 46 posti letto non solo devono essere  rigorosamente mantenuti, ma è necessario istituire qualche altro servizio sanitario di cui struttura e utenza hanno bisogno.

Questa giornata di mobilitazione è stata preceduta da due distinte riunioni sindacali prima della Cgil e poi della Cisl Uil durante le quali è stato detto a chiare lettere, nonostante il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento Salvatore Messina abbia dato precise assicurazioni, anche sulla stampa, che l’ospedale di Ribera non si tocca, Ribera potrebbe correre il rischio di vedere trasformato il nosocomio in Pte ossia in punto territoriale di emergenza.

Il primo cittadino di Ribera ha chiesto da qualche giorno a tutte le categorie di cittadini, professioni, scuole, associazioni e alla città di partecipare massicciamente al corteo che partirà dalla piazza principale, davanti al palazzo comunale, e che andrà a fermarsi nello spiazzo davanti l’ospedale della circonvallazione dove il personale medico e infermieristico, non in servizio attivo,  dovrebbe essere presente perché il problema di fondo è certamente quello dell’assistenza sanitaria all’utenza, ma anche quello degli impiegati che rischiano il trasferimento altrove se saranno ridotti o chiusi gli attuali posti letto disponibili.

Durante gli incontri sindacali ospedalieri della settimana scorsa gli operatori hanno chiamato pesantemente alle loro responsabilità tutti i parlamentari regionali e nazionali di Ribera e dell’Agrigento che poco – è stato detto – avrebbero fatto per la salvaguardia del nosocomio di zona che rischia di diventare appena un pronto soccorso della città. La giornata ha per oggetto di rivendicazione anche la situazione delle 60 famiglie senza casa di Largo Martiri di via Fani  L’associazione socio-culturale “Il Ponte” ha annunciato, pur esprimendo solidarietà agli sfollati e condividendo i timori per l’ospedale, di “non partecipare alla manifestazione in quanto non condivide responsabilità con chi, politici locali e non, è causa delle attuali condizioni di assoluto degrado della città”.