Avrei potuto inserire la classica foto di Peppino Impastato, quello scatto in bianco e nero che lo coglie per strada con i capelli scombinati. Invece, ho scelto la foto del corteo funebre: a precedere la il feretro si trova uno striscione “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”. Più che una frase è una promessa e, dopo averla letta, anche agli atei viene quasi spontaneo concludere con “Amen”.
C’è chi è estraneo a Cosa Nostra e per combatterla tenta di comprenderne i meccanismi; c’è si trova già dentro, per una sorta di ius sanguinis stabilito da leggi non scritte, e tenta di farne saltare i giochi.
Peppino Impastato apparteneva a quest’ultima ristretta categoria. Aveva un dna diverso, Peppino: era comunista; voleva lottare per i diritti dei contadini e liberare la gente onesta dalla zavorra mafiosa; spesso era in contrasto col padre. Era stato cacciato di casa, Peppino, e all’età di 28 anni aveva fondato una radio. Radio Aut l’aveva chiamata, era libera e autofinanziata, ma non era una radio classica. Dal microfono della radio denunciava i giochi della mafia, Peppino, quelli della mafia della sua zona, cioè Cinisi (luogo dove è nato) e Terrasini. Si faceva beffa dei mafiosi Peppino, soprattutto di quel Tano Seduto (Gaetano Badalamenti) che gestiva i traffici di quel territorio. Al funerale del padre, morto un anno prima di lui, Peppino si era rifiutato di stringere la mano ai boss di Cinisi. Mancava di rispetto ai mafiosi, Peppino.
Peppino è stato ucciso tra la notte dell’8 e del 9 maggio del 1979. La notizia è passata in sordina, coperta dal rumore di una morte molto più interessante: quella di Aldo Moro.
È stato fatto passare per un attentatore caduto vittima della sua stessa azione, Peppino. Si era candidato alle elezioni comunali. Ma era un candidato scomodo: Peppino aveva detto “La mafia è una montagna di merda”. Dava molto fastidio, Peppino. Ma non a noi.
Noi oggi ricordiamo Peppino Impastato perché ogni siciliano che si oppone all’”altro stato”, cioè la mafia, che cerca di strozzare la produttività e le risorse della nostra terra, va ricordato ogni santo giorno. Perché ogni giorno la mafia uccide qualcuno, ma non è sempre necessario usare il tritolo o le pallottole. La mafia uccide gli imprenditori che vorrebbero lavorare con onestà, uccide i commercianti esigendo il pizzo, uccide gli uomini con la droga.
Ma Peppino è la dimostrazione che la Sicilia è altro. La Sicilia sa essere giusta e onesta e sa denunciare ciò che non è legalità. Peppino è la dimostrazione che la mafia è solo un veleno di cui il sangue può liberarsi: la madre Felicia e il fratello Giovanni aiutarono a scoprire la matrice mafiosa del delitto e ruppero il muro di omertà.
Annualmente a Cinisi si svolge il Forum Sociale Antimafia dedicato a Peppino e Felicia Impastato.
Nel 2010 è nata Radio Cento Passi, dal titolo del film che racconta la storia di Peppino, e che continua ideologicamente Radio Aut.
In musica, nel cinema e nel teatro la vita di Peppino Impastato è stata raccontata. E anche noi continueremo a raccontarla affinché Peppino non rimanga l’esempio isolato di una Sicilia sana, affinché anche noi prendiamo coraggio e continuiamo con le sue idee.





