Mario Cardinale, l’operaio bivonese investito dalla frana all’interno della cava di inerti in contrada “Galbasa”, in territorio di Villafranca Sicula, sarebbe morto sul colpo per lo schiacciamento del cranio mentre si trovava a bordo di una pala meccanica, in attività nella mattinata del 6 febbraio scorso.
La notizia non è ancora ufficiale, ma dal responso dell’autopsia eseguita presso l’obitorio di Sciacca pare che emerga questa verità che si trova al vaglio delle indagini promosse dalla Procura della Repubblica di Sciacca che, qualche giorno dopo il tragico incidente sul lavoro, ha iscritto nel registro degli indagati ben quattro persone, i due proprietari della cava, il responsabile della sicurezza e il direttore dei lavori, per omicidio colposo.
Verrebbe chiarita, dunque, la causa della morte del lavoratore di Bivona che è rimasto sotto le macerie di terra e di roccia per circa dieci giorni durante i quali la famiglia dello sfortunato operaio prima ha creduto che il marito potesse essere recuperato ancora vivo se gli interventi di recupero fossero stati più tempestivi, e poi alla fine si è arresa, dopo aver sollevato però un caso nazionale denunciando l’abbandono del marito da parte delle istituzioni, attraverso i mass media, e sollecitando la prefettura, i vigili del fuoco, la protezione civile e l’ente minerario del distretto di Caltanissetta.
La famiglia Cardinale, la moglie e le due figlie di Mario, avevano avanzato l’ipotesi che il loro congiunto potesse essere recuperato ancora vivo se l’intervento di recupero fosse stato effettuato subito. Le piogge periodiche e le continue frane della collina hanno ritardato però i soccorsi. La magistratura farà presto chiarezza totale su tutta la tragica vicenda.
(foto di Enzo Minio)






